Associazione Giovanni Testori

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Un ricordo di Gabriele Basilico

Per ricordare un nostro caro amico proponiamo l'articolo di Luca Doninelli:
≪Chi entra in casa mia, per prima cosa vede due fotografie di Gabriele Basilico. La prima rappresenta lo stadio “Lenin” di Mosca visto dall’alto dell’immenso grattacielo dell’Università. L'altra rappresenta un paese della Normandia, Le Tréport, ed è secondo me la più bella fotografia del mondo. Ora l'autore di queste immagini non c'è più, e al cronista che ha avuto l’onore di averlo come amico e maestro tocca lo sconsolato compito di parlarne. Gabriele »
Basilico è stato uno dei più importanti fotografi non solo italiani degli ultimi decenni. Laureato in architettura, tranne alcune incursioni in altri campi (soprattutto all’inizio della sua carriera) è al paesaggio urbano che ha dedicato la sua straordinaria opera. Come ogni grande fotografo, Gabriele è stato un grande antropologo. La fotografia permette, se usata con precisione, di documentare in modo rigoroso, profondo e non convenzionale la vita umana in un certo contesto. Eppure prestissimo la figura umana scomparve quasi completamente »
dalle sue immagini. Nel suo primo libro importante, Ritratti di fabbriche, Basilico scelse, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, di ritrarre Milano raccontandoci la sua architettura industriale. Girando le pagine di questo mirabile libro, non una figura umana viene a disturbare con la sua bicicletta o la sua borsa della spesa il senso di mistero che invade le immagini. Esse, silenziosamente, documentano la grandezza del lavoro umano, le forme che il lavoro crea intorno a sé. Basilico non ritrae l’uomo, ma ne parla attraverso le forme oggettive »
delle sue azioni: abitare, lavorare, spostarsi. In queste azioni egli lascia una traccia di sé assai più credibile di tutto ciò che può dire o pensare di sé stesso(...)≫
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