Associazione Giovanni Testori

Contenuti

Testori In Biblioteca

Biblioteca di Zara (Viale Zara 100)
5-20 dicembre 2013

Prorogata fino al 20 gennaio.

Giovedì 16 gennaio 2014 ore 18.30, Testori Ultimo atto. Incontro con Paola Gallerani sul suo libro: Questo quaderno appartiene a Giovanni Testori.
 

Incontro di presentazione, venerdì 6 dicembre ore 18:00, con il direttore dell'Associzione Testori, Davide Dall'Ombra

Negli anni Sessanta Giovanni Testori si dedicò allo studio e alla valorizzazione di uno dei più straordinari monumenti dell’arte religiosa e popolare d’Italia: il Sacro Monte di Varallo. La mostra

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ricostruisce le tappe di questa appassionante riscoperta.

"Non so quanti lettori conoscano direttamente quell’unico, complesso capolavoro che è il Sacro Monte di Varallo (scrivo unico per la sua primarietà cronologica oltre che poetica, essendo da esso, e solo da esso, che verranno poi giù, nel procedere dei tempi, quelli di Varese, di Orta e di Crea); amerei, tuttavia, sperare che l’occasione di questo scritto faccia annotare sul taccuino di ciascuno una gita, da rimandare, forse, ai tempi lucenti della primavera, ma in modo assoluto da

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non tralasciare; poiché una volta giunta al borgo, a quella che fu, cioè, l’antica «Varade», ogni lettore si troverà davanti uno dei monumenti più inattesi, più grandi ed eccezionali che l’arte del Nord abbia edificato, in chiara, meditata e solenne risposta a quelli che erano i divini teoremi e le divine poetiche degli «uomini d’oro» del Rinascimento Italiano. […]"

Il Gran teatro montano

"L’antico rapporto tra architettura, pittura e scultura, torna infatti qui ad essere funzionale e a comporre un’unità del tutto inscindibile;

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unità su cui plana e vige (quasi fosse il patronato d’un coro professionale) la mia spenta passione, il mio mai spento bisogno del popolo per ciò che è rappresentazione in atto; cioè, per quei tempi, teatro. Le Cappelle che si seguono sul colle di Varallo (su quella che, ai tempi, si chiamava il «super parietem») e che rappresentano altrettante scene della vita di Cristo, risultano infatti come atti di una rappresentazione fermata nel momento del suo significato drammaturgicamente più dolente ed acuto; si direbbe nel suo culmine d’intensità

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di vocalità, di lamento, di gioia, di stupore e di pianto; insomma, di pathos. Ideato alla fine del Quattrocento, dietro suggerimento di Padre Caimi, in una sua forma, per altro ancora assai arcaica e oggi difficile da ricostruire, il Sacro Monte di Varallo, così come ci si presenta nella sua struttura attuale, deve riferirsi, come invenzione, come atto fondativo e totale del rapporto teatrato fra architettura, scultura e pittura, alla grande mente e al grande, umanissimo cuore di Gaudenzio Ferrari; genius loci; genio, cioè, dello spirito poetico

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delle valli e dell’alpi […]".

G.Testori, Natale al presepio di Varallo, in “Corriere della Sera”, 24 dicembre 1975.

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