Associazione Giovanni Testori

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Buona Pasqua!

Per la Pasqua riproponiamo l'articolo di Giovanni Testori, Matisse. Una Croce in Paradiso, scritto per la Quaresima del 1986 a commento di un disegno preparatorio per la Via Crucis di Matisse a Vence:


"Il Grande disegno con la Crocifissione appartiene alla lunga serie di studi che occuparono il Maestro francese alla fine della vita (1948-1950): lavori eseguiti in relazione al progetto che suor Jacques Marie, un tempo sua infermiera, lo convinse ad assumere per realizzare la cappella del Rosario di Vence. In un primo tempo, Matisse avrebbe dovuto

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eseguire soltanto le vetrate, poi, lentamente, fu così preso dal tema da deciderne l’assunzione completa: cioè a dire la stessa struttura architettonica, le decorazioni pittoriche e musive all’interno e all’esterno, nonché l’altare, il tabernacolo, tutti gli oggetti liturgici e persino le pianete per i celebranti. È un’opera, probabilmente la più alta di quelle tentate in proposito da ogni altro artista moderno, in cui Matisse fa confluire la tensione alla serenità e alla luce, che avevano diretto il suo cammino sin dagli inizi,

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in un atto d’umiltà e d’adorazione a una fede di cui non era avvertiva, come testimoniano alcune lettere relative all’elaborazione del complesso architettonico e pittorico, l’inevitabilità e la necessità. A suor Jacques Marie, quando il progetto era appena agli inizi, ebbe infatti a scrivere: «Si tratta di una distanza solo apparente, poiché anch’io, come lei, tendo allo stesso orizzonte spirituale, e fra il mio sforzo e il suo c’è solo una differenza esteriore. Lei sa bene come lavoro... Le nostre strade corrono fianco a fianco

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nella stessa regione spirituale». Quando, a proposito di Matisse, si parla di serenità e di luce, si ha la tendenza a degenerarne l’immensa tensione verso i moduli della cultura borghese – dalla quale è pur vero che Matisse ebbe a partire. Ma l’opera, tutto il cammino di Matisse, è lì per farci comprendere come, dentro il dramma dell’esistenza, egli riuscisse a cogliere, per dir così, il lato resurrezionale. Quel che egli sempre rappresentò è la vita che, tramite la sublime armonia dei piani, delle forme, delle linee e dei colori,

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poteva già assistere al suo "dopo": il suo paradiso. C’è una parola, che Matisse era solito usare con grande frequenza, parlando dell’arte: calme, calma. Così, anche affrontando il tema del dolore assoluto, contrariamente a quasi tutti i pittori a noi contemporanei, Matisse si lascia indurre e, insieme, ci conduce, a rintracciare, nel corpo martoriato di Cristo, il Suo corpo risorto. Non c’è nessun urlo nel Crocefisso di Matisse, nessun ripiegamento: occhi; naso, bocca, costato e piedi si mostrano, proprio nel loro non esser visibili,

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come già passati oltre i tre giorni della discesa agli Inferi. Assistiamo dunque, qui, a una Crocefissione che, senza evitare il dolore del suo essere actus tragico finale, sceglie per sé e per noi, che la guardiamo, la calma che, proprio attraverso la Croce, potrà scendere di nuovo nell’uomo. Qui, la Pasqua è veramente atto di una felicità che non ha nulla a che vedere con le misure umane. La tensione straordinaria delle linee, la loro enorme energia disegna un corpo che muore solo per dare speranza al corpo dei peccatori che noi siamo.

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È questa, diversamente da tutte le altre, una Crocefissione enormemente innica, splendidamente gioiosa."