Associazione Giovanni Testori

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LA MONACA DI MONZA CON FEDERICA FRACASSI

12 febbraio al 3 marzo al Teatro Franco Parenti. regia: Valter Malosti; con: Federica Fracassi, Vincenzo Giordano, Giulia Mazzarino.

Valter Malosti e Federica Fracassi, entrambi pluripremiati dalla critica italiana, tornano a lavorare insieme portando in scena la feroce confessione di Marianna De Leyva.

Nella versione di Testori, come in soggettiva cinematografica, la protagonista, da morta, rivive la vicenda fin dal suo proprio concepimento avvenuto con atto brutale del padre su una delicata figura di madre, per poi passare a rievocare il disperato

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amore per Gian Paolo Osio. Ecco le note di regia di Valter Malosti:«Credo che pochi artisti italiani portino nella propria figura le stimmate dell’ “artista moderno” come Giovanni Testori – osservava Piero Citati nel 1971 -. Il suo bisogno fatale di andare oltre, sempre più avanti e lontano, dove nessuno possa sostare con lui: il suo disperato desiderio di conoscere il peccato, la dannazione, il rimorso e il delirio; e la fredda volontà di costruirsi, giorno per giorno, ora per ora, libro per libro, un destino tragico, cosa più moderno

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di questo?». Di Giovanni Testori, autore per me seminale, mi ha sempre affascinato, al di là della produzione teatrale, il Testori parallelo, sublime, avventuroso ed emozionale critico (e mercante) d’arte. L’installazione nella chiesa di S.Bernardino a Ivrea per mezzo del saggio di Testori sul tramezzo affrescato da Martino Spanzotti, è stata un passo decisivo nella mia ricerca di radici espressive (per citare una espressione tipicamente testoriana), e umane, non cito tanti altri tentativi e reading ma voglio almeno ricordare Passio Laetitiae

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et Felicitatis, tratto dal romanzo omonimo con una straordinaria Laura Marinoni, Le Maddalene, un progetto nato su impulso del festival DeSidera, e infine L’Arialda che ho realizzato dapprima come saggio di diploma della scuola per attori del Teatro Stabile di Torino, che allora dirigevo, e poi come vero e proprio spettacolo. Il mio avvicinamento con Federica Fracassi alla Monaca di Monza viene invece da lontano, già nel 2009 avevamo dato vita ad un focus testoriano sulle figure monacali femminili testoriane, cui è seguito un primo studio di

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avvicinamento alla “malmonacata”, realizzato nel dicembre 2016 su suggestione del Teatro Manzoni di Monza.

In Testori, Marianna De Leyva è una sorta di revenant che strappa se stessa, fantoccio di carta, dalla storia. La parola si fa carne, rimette insieme le sue “ossa maledette” per dar vita ad una blasfema eppur umanissima resurrezione. La tragica vicenda della protagonista prende forma con un andamento temporale distopico, e come in soggettiva cinematografica, addirittura fin da dentro il ventre materno, dal concepimento, dall’atto

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brutale del padre padrone, passando per gli opifici e le fabbriche e le macchine e le benne della Monza e della Milano degli anni sessanta, fino a rivivere il disperato amore, che è il cuore pulsante del testo, per Gian Paolo Osio vero e proprio eroe nero, sconcio e sanguinario che finirà i suoi giorni barbaramente trucidato. L’operazione drammaturgica (l’adattamento è per tre sole voci), e di regia, è volta alla radicale scarnificazione del testo, lasciando da parte quel sentore vagamente “pirandelliano” che si annusa nel testo completo,

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lasciando che l’andamento da feroce confessione, sviluppata in un dialogo apparente con l’inquisitore, si trasformi in quello che il nucleo del testo in realtà è, e cioè un atto violentemente ed eminentemente poetico, già lì ad esprimere una condizione “germinale” del teatro come prova “religiosa”, “immobile”, “lacerante e senz’esiti”, come ha scritto Barbara Zandrino, una interrogazione spinta fino alla blasfema chiamata in giudizio di Dio, con furioso slancio eretico, per aver voluto così la creazione.

Per gli amici

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