Associazione Giovanni Testori

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RAFFAELLO, LA TENSIONE VERSO L’ARMONIA

In occasione della mostra di Raffaello alle Scuderie del Quirinale riproponimo l'articolo di Giovanni Testori pubblicato il 3 aprile 1983 dal Corriere della Sera in occasione dei 500 anni dalla nascita di Raffaello.

Chi, prendendo spunto dall’anniversario, volesse avvicinarsi o tentar di leggere l’arcata immensa dell’opera di Raffaello, tanto immensa da causare alla fine una sorta di spossante, complicatissima vertigine, che certo non è riducibile a pagina scritta alcuna, figuriamoci se alla pagina d’un quotidiano, sarà preso ben presto

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da un duplice e come dialettico stupore che diventerà subito avvertimento; avvertimento, anch’esso duplice e dialettico, che lo porterà di continuo, e contemporaneamente, dalla pienezza d’un grado di grazia e di perfezione tesissime e totali, a un riconoscimento di un amalgama di concretezza esistenziali e culturali greve e impuro (se mai uno ve ne fu) oltre che di volontà riassuntive con clamante imperiosità, tanto del passato quanto del presente; amalgama che parrebbe contraddire, se non addirittura rendere impossibile, il fatto, invece

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non contestabile, che quell’opera siede proprio là, su quell’altissimo gradino, su quell’inarrivabile sommità, la quale più si decreta pacificata, più scatena domande e più interroga, tra passato e presente, il futuro e, per l’appunto, le reali possibilità di cui il nostro tempo dispone per farsi forma, più che di darsi, della forma, una così tragica e multicolore congerie.

Tuttavia, la lettura dell’opera raffaellesca segnalerà, altrettanto di continuo, che tale contraddizione, non solo è possibile, ma che soltanto partendo da

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lei è concesso a quell’opera di raggiungere e abitare tale soglia regale; dove il Rinascimento, quanto più s’afferma pieno e glorificato, tanto più scalpita, minaccioso, fuori dai suoi tempi; proprio come il cavallo nella “Cacciata di Eliodoro” o, per attenerci a dipinti giovanili, dunque, dall’autografia più certa, il destriero delle due redazioni del “S. Giorgio”. E scalpita verso il futuro, prendendo scorciatoie ripidissime o scorciando spazi e tempi, difficoltà e grovigli, come forse a nessuno è riuscito di supporre. [...]

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