Associazione Giovanni Testori

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Addio a Lea Vergine

Così scrisse di lei Testori: «La musica “sottile” dell’altra metà»: è il titolo della recensione che Giovanni Testori scrisse il 28 febbraio 1980 alla mostra “l’altra metà dell’avanguardia”. Un articolo che Lea Vergine, in un’intervista di molti anni, dopo ricordava ancora come «articolo molto bello, tutto un amore-odio». In omaggio alla grande critica scomparsa il 20 ottobre, riproponiamo quella recensione.

È vero: non facciamo che sbagliare. »
Avevamo osato pensare che nel prendere in mano la rivendicazione della parte che lei, Eva, ebbe entro i complessissimi fatti dell’arte moderna, il critico-donna avrebbe cominciato col porsi la domanda principe, quella riguardante il vero e proprio significato della fatal parola: avanguardia; e che, una volta postasi quella domanda, avrebbe tentato di forzare l’armatura in cui il critico-uomo l’aveva stretta e vincolata, come se la lettura fosse stata fatta da lui una volta per tutte; e anatema chi tentasse di rifarla. Insomma, »
prima di metterci sul piatto l’altra metà della mela, era della mela che avremmo voluto dal critico-donna qualche notizia meno ovvia, ripetitiva e scontata, dato che, tra l’altro, di mele, dai tempi primissimi e alborali della storia, la donna ebbe grande e specialissima scienza. Nossignore e nossignori. L’impostazione della mostra (“L’altra metà dell’avanguardia, 1910-1940”) è maschilista fino al brivido; al brivido, intendo, che ci fa temere come alla donna, nel campo della critica »
d’arte moderna, non sia possibile per ora autonomia alcuna; nemmeno quando le vengano concessi, come giustamente qui accade, i sussidi e i mezzi necessari (...)

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