Associazione Giovanni Testori

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E ORA RICOMINCIAMO!

Ma su Testori non chiudiamo il sipario

Articolo di Pigi Colognesi in conclusione della mostra a Palazzo Reale su Testori,  per  celebrare l'anniversario della scomparsa. 

"Si conclude oggi la mostra che Palazzo Reale di Milano ha dedicato a Giovanni Testori. È stata una delle tante, doverose, iniziative volte a celebrare il decimo anniversario della scomparsa dello scrittore di Novate. Gli anniversari, è noto, sono una lama a doppio taglio. Se da un lato pongono giustamente il personaggio celebrato sotto i riflettori,

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dall'altro rischiano di chiudere anzitempo la partita dei problemi e delle sollecitazioni che il personaggio in questione ha posto alla nostra coscienza e alla nostra cultura. E di domande e provocazioni - radicali, scomode, a volte scandalose - Testori ne ha fatte molte e non facilmente eludibili. Ha posto, ad esempio, la questione della “carnalità” del cristianesimo. In un momento culturale in cui prevalgono spiritualismi disincarnati e intellettualismi astratti continua ad essere provocatoriamente decisivo il suo parlare della fisicità

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dell'incarnazione e del suo incontrarsi con la nostra urlante esperienza nel corpo e nella realtà concreta. Ha denunciato la vacuità in cui parole e immagini, nella società della comunicazione, sono colpevolmente relegate. Il suo linguaggio letterario, gonfio, inventivo, genialmente infarcito di dialetto e neologismi, sta a dimostrare il “peso” di ogni parola, il suo indicare un pezzo di realtà di fronte al quale prendere posizione. Analogamente la sua ricerca di critico d'arte ha rimesso in primo piano la disarmante

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potenza del “realismo”. Ha sbattuto sotto i riflettori del palcoscenico quello che non si vorrebbe vedere: le miserie della Milano del miracolo economico, ma anche la cristiana saggezza manzoniana; il drogato che muore alla stazione centrale, ma anche Oreste cui non basta il politicamente corretto reintegro nella polis, ma esige il perdono che solo Dio - nella sua Chiesa - può dare. Tutto drammaticamente vero e necessario per guardare con intelligenza di fede il nostro presente e il futuro. Le celebrazioni passano e le mostre chiudono,

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ma su una passione umana così vitale e densa non può scendere il sipario".

"Avvenire", 14 febbraio 2004