Associazione Giovanni Testori

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Anche Testori nella rivista di Cassola

Nell'autunno 1975 Carlo Cassola progettò un settimanale di discussione politica "non di tendenza", a cui invitò a collaborare, tra gli altri, Franco Fortini, Manlio Cancogni, Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Italo Calvino, Cesare Garboli, Giovanni Testori, Leonardo Sciascia e Enzo Siciliano. Cassola aveva pensato di intitolare la rivista "L’impegno" e nelle sue intenzioni doveva essere "l’organo di fatto di una cultura impegnata rinata". Nel suo progetto, il settimanale doveva avere un formato "doppio"

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rispetto al tabloid, con un numero di pagine oscillante tra 28 e 32 e con un prezzo "possibilmente di 50 lire meno" delle altre riviste. L'idea di dar vita al settimanale non andò in porto, nonostante Cassola avesse predisposto anche l'elenco dei possibili collaboratori appartenenti a mondi culturali diversi. L'inedito progetto è stato portato alla luce da Alba Andreini, curatrice del volume "Racconti e Romanzi" di Carlo Cassola pubblicato nella collana "I Meridiani" di Mondadori in occasione del ventennale

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della morte dell'autore de "La ragazza di Bube". Nel primo numero del nuovo settimanale, Cassola avrebbe voluto affidare, con un editoriale, a Pasolini il compito di spiegare in quale modo andava intesa "questa abusatissima parola" che riecheggiava nel titolo della testata. Sono le carte di Pasolini (custodite nell'archivio del Gabinetto Vieusseux di Firenze), tra quelle dei vari interlocutori, a restituire in forma dettagliata le caratteristiche della "Proposta di un settimanale", in coda al dattiloscritto inviatogli

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da Cassola in data 30 ottobre 1975, due giorni prima che il regista e scrittore venisse ucciso all’idroscalo di Ostia. Il dattiloscritto chiarisce le intenzioni di Cassola:

«Qualcuno si stupirà che sia proprio io a proporre un'azione comune: io che passo per un solitario e per un disimpegnato. Non vi starò ad annoiare con le ragioni che mi hanno fatto cambiare alcune idee che avevo un tempo. Tra l'altro - scriveva Carlo Cassola agli intellettuali a cui sottoponeva il progetto del settimanale - mi sono convinto che solo un'azione

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comune della cultura, diciamo meglio, che solo il risorgere della cultura impegnata può risanare una situazione politica destinata a stagnare e alla fine a produrre il peggio. La politica lasciata a se stessa diventa solo una questione di potere. Solo una contestazione più ampia e profonda (che non sia esclusivamente giovanile; e che non sia esclusivamente marxista, per di più vincolata a una particolare interpretazione e applicazione del marxismo) può salvare l'umanità dalla rovina. Sia chiaro - conclude Cassola

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- che io non disprezzo il giornalismo, lo considero anzi un momento essenziale della cultura: quello della divulgazione. E' da anni che penso a un settimanale di cultura: riempirebbe un gran vuoto e avrebbe quindi grande spazio».

da: www.ilmeridiano.info

C. Cassola, "Racconti e romanzi" su ibs