Associazione Giovanni Testori

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Dante Isella. In memoriam

Nato a Varese nel 1922, Dante Isella è stato un illustre filologo, critico e storico letterario di fama internazionale, che ha definito una ''linea lombarda'' da Giuseppe Parini, Carlo Porta, Alessandro Manzoni fino a Carlo Emilio Gadda; e' morto la notte scorsa all'ospedale di Varese. Aveva 85 anni e da tempo soffriva di problemi cardiaci. Allievo di Gianfranco Contini, professore emerito di letteratura italiana all'Universita' di Pavia (1967-77) e al Politecnico di Zurigo, sulla cattedra che gia' fu di Francesco De Sanctis, Isella ha curato

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edizioni di opere di Maggi, Parini, Porta, Dossi, Tessa, Gadda, Montale, Fenoglio e Sereni. Per Einaudi ha pubblicato I Lombardi in rivolta: da Carlo Maria Maggi a Carlo Emilio Gadda (1984), L'idillio di Meulan. Da Manzoni a Sereni (1994) e Carlo Porta (2003). Nel 2005 ha vinto il Premio Imola "Vita di critico'' e nel 2006 gli e' stato asegnato il Premio Chiara alla carriera. Ha diretto la collana ''Classici Mondadori'' dal 1961 al 1993,la collana di ''Testi e strumenti di Filologia Italiana'' della Fondazione Mondadori e condiretto la ''Biblioteca

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di Scrittori Italiani'' della Fondazione Bembo. Nel 1956 gli venne assegnato il ''Premio Bologna'' per la Filologia e nel 1987 il Premio della ''Fondazione del Centenario della Banca della Svizzera Italiana''. Dal 1988 faceva parte dell'Accademia della Crusca e dal 1997 dell'Accademia dei Lincei.

Ricordando la sua opera, in cui ha espresso tutto l'amore per la cultura letteraria lombarda, e la grande figura di maestro che è stato, gli dedichiamo qui un ritratto di Giovanni Testori:

Ove mai fosse abitudine (nuova o presa in prestito, che so,

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dalla Ca Granda) di far eseguire ritratti gratulatori pei cittadini che molto, nel suo caso, moltissimo, e pudicamente, han meritato, e fossi, come già sono alla già citata Ca Granda, tra i commissari attributivi dell’incarico, a chi potrei rivolgermi per gratificare, con un dipinto che effigiandolo ricordasse a contemporanei e posteri, il nostro Isella? Francamente salirei in quel di Bergamo; batterei alla porta del convento del Galgario; e supplicherei che lui, ma prima, il cielo, o il portiere del Purgatorio (se là ancora

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egli si trovasse) di lasciarlo tornar sulla terra: per una settimana, portiere; una sola. Con le sue lacche, i suoi cromi, i suoi spessori le sue materie grumose toccate, schiacciate, spremute sulla tela a colpi di polpastrelli, il gran Ghislandi, lui, e lui solo, potrebbe metter in piedi il veridico ritratto d'Isella Dante! [...] Un grande attestato è, dunque, da attribuire a Dante Isella. E, poiché lombardo sono anch'io, benché, rispetto ai lumi scelti da Isella, non poco bastardo, rivoltoso, dunque, ma per altre, più

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cupe, oscure e viscerali vie, quell’attestato m'è caro qui offrirglielo a nome di tutti; a nome anche, e sommamente, di chi, d'offrirglielo, aveva ben maggior diritto (e,forse, dovere); e m'è caro offrirglielo dal disperato hinterland milanese, così diverso dalla sua varesina provincia verde. Quanto dire che l'attestato glielo offre che sa pur bene come, di fronte alla cultura lombarda che si vuol decisa a difendere, tra lingua e dialetto, le ragioni della propria complessità e fermezza stilistica, ne esiste un’altra

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che tale fermezza ha necessità di lacerare; poiché ciò da cui non può farsi trapassare è altro che una civile o religiosa razionalità sociale della forma. Quella cultura (o non più, o non soltanto, cultura letteraria e artistica) cha la forma lascia disfare perché vi trapassi il vento, senza dimensioni, e filologicamente imperquisibile, della profezia; o forse, di lei, un ultimo, straziato e inservibile balbettio.

Da: Quel gran lombardo che seziona lo stile Corriere della Sera, 7 luglio 1984