Associazione Giovanni Testori

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Grande successo della (S)veglia per Testori al Teatro Parenti

Proponiamo l’articolo di Giuseppe Salvaggiulo, pubblicato su “La Stampa” del 17/3/2003

I “NOTTAMBULI” DEL TEATRO PARENTI: VENTI ORE DI (S)VEGLIA PER TESTORI Alle due e mezza di notte Andrée Ruth Shammah si addentra in platea, microfono in pugno, e chiede ai ragazzi che ascoltano l´ennesima tavola rotonda: «Ma si può sapere cosa ci fate ancora qui, invece di andare in discoteca?». Accade anche questo, alla (S)Veglia per Testori: venti ore consecutive di «incontri, eventi e riflessioni

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a dieci anni dalla morte» al Teatro Franco Parenti. E loro, gli adolescenti interpellati nel pieno della notte, rispondono e diventano protagonisti improvvisati del dibattito. «Sto scrivendo la tesi su Testori», sibila una ragazza. Altri: «Ne abbiamo sentito parlare, eravamo incuriositi». Un´ora dopo un ragazzo dirà: «Ascoltando Doninelli ho tratto lo stesso impulso di scrivere». Del resto appare chiaro fin da principio, sabato alle 10 di sera, che l´idea di Andrée Shammah, Riccardo

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Bonacina e Giuseppe Frangi non ha coinvolto solo le persone che Testori lo avevano conosciuto, apprezzato, amato. E´ la stessa Shammah a premettere che «in questi anniversari si tende a parlare molto di sé. E invece un anno fa abbiamo pensato che il nostro compito dovesse essere quello di trasmettere ai giovani, a quelli che non c´erano, ciò che Testori ci ha detto e ci ha dato. C´è qualcuno che arriverà alle due di notte dal Friuli. Lui avrebbe amato questo eccesso d´amore». Ed è

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in fondo l´eccesso d´amore che fa saltare la scaletta al primo colpo: «Avevamo pensato di cominciare con la voce di Testori», ma s´inceppa il nastro con la scena finale dell´«Ambleto» e pazienza. E comunque la voce di Testori - e anche il suo volto e lo sguardo affilato - scorre in ogni momento su un televisore nel foyer, che trasmette a ciclo continuo un montaggio di alcune sue interviste. Il primo a salire sul palcoscenico è Giovanni Crippa, che racconta «I promessi sposi alla prova»,

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seguito dai brani poetici di Patrizia Valduga e da Maurizio Donadoni, che interpreta «Il dio di Roserio». Cominciano le testimonianze personali. Luca Doninelli ricorda le visite a Testori in via Brera 8. «Perché - chiede Crippa - facendo il teatro di Testori tutti gli attori provano un grande compimento di sé?». La domanda attraversa la notte del Parenti e le conversazioni dei «nottambuli» di questo teatro che è nato con Testori (la prima rappresentazione, nel 1973, fu proprio l´«Ambleto»).

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E scivola nelle pause nell´angolo del bar, tra una tazza di caffè e una fetta di torta Sacher, «il dolce di Testori», quello di cui andava goloso. Qualcuno va via - si sono fatte le due - ma i ragazzi no. Tavola rotonda: «Testori dieci anni dopo». La notte prosegue con i video. Dopo la colazione, la messa di don Antonio Mazzi in sala Colonne. A metà mattinata Giovanni Raboni presenta il volume «Segno della gloria» e da pasoliniano dice che «Testori è più importante di Pasolini».

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Poi altre testimonianze, da Valeria Moriconi a Franco Branciaroli e Giovanni Agosti. Raul Montanari racconta: «Gli feci leggere il mio secondo libro. Un giorno mi telefona: "Non so come dirtelo, ma questo romanzo mi fa così orrore, ma così orrore che non ti faccio nemmeno la recensione al primo». Si fa vedere il presidente regionale Roberto Formigoni. Altra tavola rotonda: «La furia di Testori, un caso aperto». Qualcuno censura i «balbettii critici», per un po´ il dibattito si accende.

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«Non è una commemorazione, ognuno ha detto quello che voleva». Infine Testori e Milano, dove secondo Andrée Shammah «non poteva che essere: il suo orizzonte era Novate, stazione e taxi». L´ultima chiacchierata su «Testori il milanese» porta sul palco l´ex sindaco Carlo Tognoli, il direttore del «Corriere della Sera» Ferruccio de Bortoli, il soprintendente Carlo Fontana, il regista Mario Missiroli e gli assessori comunali Aldo Brandirali e Salvatore Carrubba. Tognoli ricorda

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le conversazioni sulla mostra dedicata ai Longobardi a Palazzo Reale. E di fronte alle sollecitazioni sulla «Milano che non c´è più» si ritrae («Consentitemi di non parlarne, girano troppi stereotipi») e legge Cattaneo. Carrubba accusa «la società civile che ha ricusato l´aiuto al Comune per la mostra su Testori e ora vuole darci lezioni di moralità». Le ultime parole sono di Ornella Vanoni, «che Testori amava moltissimo». E lei: «Mi colpì la trasparenza

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dei suoi occhi. Mi hanno detto che amava "Senza fine". Gliela dedico». Giuseppe Salvaggiulo, La Stampa, 17 marzo 2003.