Associazione Giovanni Testori

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L'Associazione intervista Maria Paiato

Al teatro Olimpico di Vicenza dal 14 al 16 ottobre. Dal 19 all'Eliseo di Roma. Dal 30 novembre al 5 dicembre a Padova. Maria Paiato porta in scena, con la regia di Pierpaolo Sepe, Erodiade, nella prima versione scritta da Testori nel 1968. In questa intervista l'attrice ferrarese, due volte premio Ubu, racconta le ragioni di questa scelta

 

Com'è arrivata ad Erodiade?
Maria Paiato: La prima volta l'ho letta nel volume con l'opera omnia edita da Bompiani. Sono rimasta folgorata. Questa donna che grida un amore negato, che pretende un perché dal

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suo amato. Perché in nome del martirio si rinunci ad un amore carnale. Da quando l'ho letta Erodiade mi è rimasta nel cuore.

Perché la scelta è caduta su Erodiade 1?
Maria Paiato: Nella seconda, scritta per Adriana Innocenti, la centralità del dramma è nel rapporto con il pubblico che viene identificato con la testa del Battista. Invece ho voluto limitare questo elemento meta-teatrale, presente in misura minore anche nella prima versione. Per ragioni di lunghezza dovevamo asciugare il testo, che in versione integrale durerebbe due ore e mezza.

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Un tempo troppo lungo per me ma anche per il pubblico. Così abbiamo asciugato, portandolo a poco più di un'ora. E come criterio abbiamo eliminato quelle parti di meta-teatro, tenendo lo stretto necessario per giustificare il ruolo dello scrittore che alla fine mette il pugnale.

Che scelte avete fatto per i costumi?
Maria Paiato: Questo testo ha fatto venir fuori una mia anima nera, molto rock. Ho avuto la suggestione di una musica forte, che travolge tutto. L'abbiamo chiesta a un giovano compositore, Francesco Forni, che ha scritto musiche stupende,

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dure in alcune momenti, romantiche in altri, che richiamano i Pink Floyd. Quanto al costume, non ho voluto essere letterale rispetto al testo, che indica una tunica con le gemme. Mi sono ispirata alla moda di Martin Margiela, molto carnale. Indosso un abito rosso,di un rosso elegante e scuro che si sposa con la scena che ha elementi in acciaio e un'ambientazione molto sospesa.