Associazione Giovanni Testori

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Omaggio a Franca Chiappa

È scomparsa sabato 19 febbraio 2011, Franca Chiappa, classe 1924, una delle donne più umili e importanti per la storia culturale della Milano del Novecento. Un nome che dice poco a molti ma che ha dato tutto a tanti. Lontana dalle cronache mondane, Franca inventò, a metà degli anni Cinquanta, l'ufficio stampa del più grande ospedale di Milano, l'Ospedale Maggiore, la Ca' Granda, per il quale fondò e diresse, l'omonima rivista. Ma dal suo studiolo al terzo piano di via Sforza, questa

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minuta, tenace e appassionata figura della Milano che amiamo ha custodito, difeso e fatto conoscere lo straordinario patrimonio artistico dell'Ospedale, la celebre quadreria e il luogo dove ha sempre sognato che andasse a collocarsi: l'Abbazia di Mirasole. Franca ha attraversato una quindicina di amministrazioni, una decina tra presidenti e commissari straordinari, ma non possiamo dire che il suo sogno si sia ancora realizzato. La straordinaria galleria dei Ritratti dei Benefattori, il patrimonio artistico della Ca' Granda, al centro della celebre

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mostra curata da Giovanni Testori a Palazzo Reale esattamente trent'anni fa, è ancora disperso tra gli uffici di rappresentanza dell'Ospedale. Il 26 marzo 1981 inaugurava infatti a Milano la mostra La Ca' Granda. Cinque secoli di storia e d'arte dell'Ospedale Maggiore di Milano. Un'esposizione storica che per lui si trasforma in una sfida, per dimostrare a chi l'aveva dimenticato cosa fosse la vera milanesità e la vera attenzione sociale all'uomo. Sostenuta dal sindaco Carlo Tognoli e dal presidente della Ca' Granda, Goffredo Grassani, la mostra

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visse sulla passione e l'entusiasmo che Testori vi mise, curandone con l'architetto Roberto Menghi anche lo straordinario allestimento a Palazzo Reale di Milano. Fu esposta per la prima volta anche la galleria di ritratti dei benefattori dell'ospedale, quadri di grande valore documentario e, in molti casi, anche artistico. La Ca' Granda per Testori era il simbolo della vera Milano e, nel ringraziare Franca Chiappa, "che della Ca' Granda è l'anima segreta, partecipe e vera, l'anima, ecco, protettrice" riproponiamo l'attacco dell'emozionato discorso

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tenuto in occasione dell'inaugurazione della mostra, quale miglior augurio perché il sogno di Franca non venga dimenticato e perché Milano, perduta lei, guadagni la galleria di cui oggi sente ancor più la mancanza:

Tu, mia città, mia patria - bisognerebbe forse cominciare così; e poi continuare: tu, nostra "Ca' Granda", nostra casa della sofferenza, della salute che torna o del viaggio ultimo che, forse, da te comincia e che da te ci porta alla pace eterna; e voi, infiniti, carissimi malati, infiniti, carissimi sofferenti che nella Ca' Granda

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siete stati per secoli e secoli curati, siete guariti o avete lasciato questa vita per l'altra; e anche voi, medici e studiosi che degli ospedali siete un poco i padri; e voi, infermieri e infermiere, suore, frati, sacerdoti; voi, direttori e primari; e tu, corteo infinito degli infiniti benefattori; e anche tu, fratello, e tu, sorella di questa città e di tutte le altre, perché vivendo qui, qualunque sia il luogo della tua provenienza diventi milanese di Milano. Questa mostra che si apre sta sera, questa silenziosa, profonda, meditata, umile,

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gloriosa festa dell'assistenza, della carità, della scienza, della storia, del costume e dell'arte, è per voi; è per noi; è, ecco, per l'uomo: per l'uomo colto nel momento in cui, per essere ammalato, è più fragilmente, più straziatamente, più cristianamente, più civilmente, più totalmente uomo. E anche per l'uomo che è sano; che un giorno s'ammalerà; perché questa è la cadenza reale della vita; ogni illusione in proposito, risulta infingarda e ladra. La sofferenza, la malattia, ci aspetta tutti; e tutti un giorno potremo e dovremo

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aver bisogno di chi, in quel momento, ci accolga, ci curi, ci abbracci con un affetto e un amore che mai prima abbiamo conosciuto.