Associazione Giovanni Testori

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La scomparsa di Emanuele Banterle: il nostro abbraccio alla famiglia e un ricordo di Luca Doninelli

È scomparso il 16 settembre 2011, dopo una lunga malattia, il regista Emanuele Banterle. Amico e sostenitore dell'Associazione Testori fin dalla sua nascita, Emanuele ci lascia con un'indimenticabile testimonianza umana e professionale di amore alla vita e docilità ad essa. Nato nel 1957, a soli 22 anni cura la regia del testoriano "Interrogatorio a Maria" con il Teatro dell'Arca di Forlì. Nel 1981 è regista di "Factum Est". Nel 1983 cura la regia del primo spettacolo della Compagnia degli Incamminati "Post-Amlet". Dopo questo incipit tutto »
testoriano, per gli Incamminati sarà regista de "I quattro quartetti" e "Cocktail Party" di T.S.Eliot. Con Giovanni Testori firma la regia anche di "Erodiade", "In Exitu", "Verbò", "Sfaust" e "Sdisorè". Un'intera, intensissima, stagione testoriana, impensabile senza la collaborazione con Emanuele. Come scrive Luca Doninelli: "Uscito formalmente dagli Incamminati, la cui presidenza fu assunta da Gianmario Bandera, Emanuele aveva assunto la direzione di alcuni teatri (Padova, Monza, Imperia, Rovigo) nonché diverse consulenze artistiche. Aveva »
cominciato a occuparsi, oltre che di produzione, anche di distribuzione – un lavoro che gli è sempre piaciuto – per un’importante agenzia teatrale milanese. Ciò nonostante non ha mai smesso, nemmeno per un giorno, di occuparsi della (e di preoccuparsi per la) sua compagnia. Emanuele è una persona fortemente emotiva, la cui lucidità non nasconde una continua tensione drammatica. La necessità di assumere senza tentennamenti decisioni spesso dolorose ha sempre dovuto fare i conti in lui con una fortissima struttura morale". Tra gli altri »
incarichi di prestigio, Banterle ha seduto nel CDA dell'Ente Teatrale italiano e del Piccolo Teatro di Milano. In ricordo di Emanuele, proponiamo un altro breve brano di Doninelli tratto da "Trenta volte incamminati" (ed. Communitas, 2011). "Emanuele Banterle è, nel tempo, forse più dello stesso Testori e del suo successore Franco Branciaroli, la vera anima degli Incamminati. Frequenta ancora il secondo anno di Lettere all’Università Cattolica (1976-77) quando la passione per il teatro lo porta a organizzare prima un laboratorio teatrale, »
poi a riunire un gruppo di compagni con l’intento di fondare una vera compagnia (era già in programma la messinscena de "Le sedie" di Eugène Ionesco). Tra il ’77 e il ‘78 ha l’occasione di fare da assistente alla regia per uno dei mostri sacri del teatro italiano, Maurizio Scaparro, ed è proprio in questo periodo che ha luogo per lui l’incontro con Testori. Un incontro che ha per lui il sapore di un cambiamento radicale nella rotta intrapresa. Il teatro, infatti, è davvero simile a un mare, e come nel mare le rotte sono molte. Nessun’altra »
arte possiede un numero così sterminato di soggetti. Nessuna arte (tranne forse la poesia) procede a un lavoro altrettanto millimetrico di oggettivazione della vita quotidiana. Nessun’altra arte porta il corpo a una prossimità altrettanto scandalosa con il sacro (che non è un concetto né un tema, bensì corpo anch’esso). Perciò, l’estetica teatrale è così difficile da definire al di là degli articoli generalissimi. La concezione teatrale del giovanissimo Banterle è, prima dell’incontro con Testori, quanto di più distante da lui »
si possa immaginare. Banterle ama gli spettacoli piacevoli e le sale piene quanto Testori ama disturbare il pubblico – che così si riduce spesso, contro i desideri dello stesso scrittore, a uno sparuto gruppo di eroi. Di tutti noi, Emanuele è tuttavia quello che maggiormente si è immedesimato, in seguito, con la poetica testoriana, fino a farla propria, adattandola a un carattere, il suo, molto distante da quello del maestro. Dotato di intelligenza fulminea e di un temperamento ironico e talvolta caustico che lo fa apparire quasi crudele, Banterle »
dimostra anche una grande generosità e capacità di sacrificio, doti indispensabili in ogni avventura teatrale. Se gli Incamminati esistono, lo devono anche alla sua capacità di compiere sacrifici che ben pochi avrebbero avuto il coraggio fare". Luca Doninelli.