Associazione Giovanni Testori

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CÉZANNE, LA VERITÀ

In occasione della mostra Cézanne, Les Ateliers du Midi a Palazzo Reale di Milano, pubblichiamo un articolo di Giovanni Testori: Cézanne, La Verità ("Corriere della Sera", 5 maggio 1978):

«Se terminata la visita alla mostra dell’ultimo Cézanne, mostra passata in questi giorni dall’America al Grand Palais e che, per la tensione morale da cui è sottesa, si colloca come una delle esperienze più profonde, irrinunciabile esame di coscienza, supremo «esercizio spirituale» attorno al senso stesso dell’essere e dell’esistere, cui un’esposizione

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d’arte ci abbia così lentamente ma, insieme, così fatalmente indotti; se, dicevo, fossi chiamato a riassumerne in una sola immagine il senso, ricorrerei con ogni certezza all’invitazione evangelica: «bussate e vi sarà aperto».
Non scrivo questo in omaggio alla ben nota, semplice e quasi contadina religiosità del Maestro; quanto perché tale risulta veramente il ritmo, il pulsare sotterraneo che accompagna, d’opera in opera, il crescere umile e immenso della dorsale cézanniana verso il suo ultimo atto; là dove la morte appare vinta e

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superata, non già attraverso la glorificazione delle sue ombre, dei suoi strazi e delle sue agonie, bensì attraverso la forza, la luce e la pazienza della vita. Quasi che, a chiusura della sua esistenza, per vie, opposte, ma con una coscienza infinitamente più completa e, dunque, più persuasiva, Cézanne avesse potuto ripetere il famoso distico rimbaudiano: «Elle est retrouvée / Quoi? L’Eternité».
Sennonché questo ritrovamento in Cézanne non fu l’abbattersi lacerante d’una luce, il bruciare dissennato d’una folgore; non fu, insomma,

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l’improvvisa caduta sulla via di Damasco; bensì la stazione ultima d’una via percorsa, giorno per giorno, con un amore e un’ostinazione cui può darsi solo il nome della fede; e percorsa per giungere a ciò che, nelle Scritture, etimologicamente si chiama il «cranio». Del resto, non fu lo stesso Cézanne a scrivere a Vollard in una lettera del 9 gennaio 1903: «Je travaille opiniâtrement, j’entrevois la Terre Promise. Serai-je comme le grand chef des Hébreux ou bien pourrai-je y pénétrer?».

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