Associazione Giovanni Testori

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Giancarlo Vitali, 156 incisioni originali

5 novembre 2011 - 31 gennaio 2012, Giancarlo Vitali, 156 incisioni originali, La Casa dei Costruttori di ANCE , Via Achille Grandi 9/11, Lecco

In occasione della mostra: Giancarlo Vitali, 156 incisioni originali riproponiamo il testo scritto da Giovanni Testori all'interno del volume, Giancarlo Vitali, D'après: "Esistono artisti che entrano nell’ordine degli incisori giurando una sorta di lucida, totale fedeltà a lei, la santa e sacra regola; per essi, tutte le emozioni, le più tenere e dolci, come le più rapinose e violente, devono attraversare

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la griglia, anzi il cilicio, dei commi che costituiscono la regola da loro, con tanta cosciente devozione, abbracciata ed assunta. Esistono per contro, artisti i quali, nello stesso ordine, entrano proprio per scompigliare lei, la sacra e santa regola; e per ridurre la stessa casa o istituzione incisoria a un ribollente e vischioso bordello. Scriviamo pure la parola in corso, oggidì, un po’ dovunque: per ridurre casa e istituzione a un vero e proprio “casino”. Talvolta il bisogno del rischio, in tali artisti, è così forte che, tranquillamente

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potremmo collocare sulla “o” finale della parola in corso un proditorio accento. In effetti, questi artisti cercano soprattutto il rischio; il rischio, intendo, che li possa indurre a guadagnare, ma anche a perdere, tuttoPer loro, la lastra di rame diventa così il magico e, insieme, funesto tappeto su cui giocano persino la loro onorabilità; persino la loro faccia e la loro cardiaca circolazione. Non v’ha dubbio che Giancarlo Vitali, quando incide, giusto, del resto, come “pitta” nei mirabolanti modi che ormai tutti dovrebbero conoscere

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(che se, dopo averli conosciuti, non ne son, tutti, rimasti teneramente o squassatemente sedotti, peggio per loro e solo per loro); non v’ha dubbio, dicevo, che Giancarlo Vitali, il grande Bellanasco, appartenga al secondo gruppo: quello dei “desperados”; quello dei barricaderi, o dinamitardi che siano. Per lui che, nell’ordine dell’incisione, ha messo piede da anni, rifiutando di crearvisi una qualsiasi posizione di dominio e, dunque, un qualsiasi trono che non fosse, per l’appunto, quello caro agli assalitori (banda per la quale parlar

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di trono risulta assolutamente improprio), incidere significa spingere i mezzi della tecnica talmente avanti (o talmente indietro), talmente aldilà (o talmente aldi qua) dalla regola che, quasi sempre, finisce col trovarseli, poi, lì, tra mano (e, questo, lo si scrive nella valenza più torvamente fisiologica); diventati, però, l’un dell’altro incazzatissimi nemici, ovvero atroci e lividi rivali...".

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