Associazione Giovanni Testori

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La speranza è nei giovani

Per Natale riproponiamo l'articolo di Giovanni Testori: La speranza è nei giovani, Natale 1979."Se qualcuno ci chiedesse attraverso quali segni e attraverso qual presenze il Natale torni in mezzo a noi in modi ancora riconoscibili e veri, indicheremmo tutto ciò che abita fuori dalle forme che la nostra società, per questi giorni di festa, suole prendere e con le quali sembra aver voluto assumere, quest’anno, una nuova, crudele esibizione d’opulenza, d’ingordigia e d’allegrezza; opulenza, ingordigia e allegrezza che, dalla loro improprietà »
umana, ricevono l’aria elitariamente cinica e funebre che la distingue e che è propria della cultura che le ha prodotte, le esalta, le sostiene e le diffonde. Basterebbe sostare davanti a molte vetrine delle nostre città più grandi per aver testimonianza di questa continua, impudica offesa; e quell’insulto “ludico”, come oggi usa dirsi, che in esse vien rivolto con vanità e sfarzo totalmente disumani alla miseria, al dolore, alla sofferenza, alla fame o anche solo alla quotidiana fatica e alla quotidiana ricerca e professione di onestà »
su cui la più parte degli uomini registra la propria vita. Che lo sfarzo abbia scelto come sua forma particolare, nè solo delle vetrine, un così luttuoso brillio non rivela l’apparire d’una sia pur minima coscienza della sua radicale improprietà; bensì e solo il decadente compiacimento d’una concezione della vita che, avendo cercato di sopprimere il centro e il primo valore, si trova tra le mani simile, obitoriale attitudine; e l’esibisce quale prova di nuova vitalità. Si tratta, un’altra volta, d’un gioco d’estetismo consumetico; »
d’un gioco scaturito dalla vita intesa come tempo e termine di puro commercio, di puro accumulo, di puro, economico potere, invece che come rapporto di conoscenza, di coscienza, di giustizia e, sopratutto, di carità e d’amore. Ben altro è, infatti, il vero rischio di morte cui la storia degli uomini sta approssimandosi. E ben altro è il senso, il grido e la volontà di vita che la squarcia. Quel senso, quel grido e quella volontà risultano, per loro natura, strettamente legati all’etimologia stessa della parola Natale; è un’etimologia »
che significa appunto apparire, iniziare, nascere. Il nascere straziato d’infinita carità e di infinito amore, di Cristo là, nella capanna dove l’esule, povera famiglia di Giuseppe e di Maria ebbe a rifugiarsi per dare al mondo il figlio di Dio e, in lui, la sua sola speranza; quel nascere che può rinascere in ogni ora della nostra esistenza appena volessimo accogliere il segno redentivo e il redentivo insegnamento; quel nascere che è nella vita, tutta e intera, quando sia appunto accettata e vissuta come apparire continuo, con continuo »
iniziare, con continuo nascere; come continuo Natale... leggi l'articolo completo qui