Associazione Giovanni Testori

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I giovedì con Pasolini: incontro con dessert

Giovedì 17 maggio, ore 21.00: “Le lucciole sono tornate?”
Conversazione con Silvano Petrosino e Marco Dotti Incontro (con dessert) a Casa Testori, il primo di una serie di dialoghi di approfondimento su tematiche sollevate dalla mostra di Pasolini. Protagonisti di questo primo incontro sono Silvano Petrosino, docente di semiotica in Università Cattolica e Marco Dotti, giornalista, curatore del fascicolo Pasolini e noi. A tema della conversazione, il famoso articolo delle lucciole che Pasolini scrisse sul Corriere della

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Sera nel 1974. Le lucciole per Pasolini erano il simbolo di una società capace di segnare e di desiderare che la modernizzazione omologante delle civiltà dei consumi stava invece cancellando. Quanto delle profezie anticipate in quelle pagine si sono davvero avverate? E quanto la visione di Pasolini ci riguarda ancora da vicino?

Giovedi 14 giugno alle 21.00 Aurelio Picca presenta Addio
il nuovo romanzo a Casa Testori, mentre è in svolgimento la mostra su Pasolini. La coincidenza non è affatto casuale: il romanzo di

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Picca affronta un tema molto “pasoliniano” come quello della perdita dell’innocenza dell’Italia. Una perdita dell’innocenza collocata cronologicamente negli anni'60, ultima stagione mitica della nostra storia collettiva a cui Picca mette un termine simbolico nel delitto Lavorini, il bambino ucciso a Viareggio. Picca ha un vitalismo che sarebbe certamente piaciuto a Pasolini. Ma c’è un altro punto di contatto con la mostra: lo scrittore infatti ha presentato in catalogo uno degli otto film che vengono proiettati

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al secondo piano, La ricotta. E proprio con una proiezione de La ricotta si concluderà la serata che prevede l’intervento di Luca Doninelli e un’intervista all’autore di Addio.

 

Roma, Los Angeles, Viareggio. Tre città, tre luoghi dell'immaginario popolare, che qui si incentra sul mito degli anni sessanta, rivissuto dal protagonista, Alfredo. Un ragazzo innocente e destinato a perdere questa innocenza, nell'attrito che gli oppone una vita violenta, tra riformatorio e bar di periferia, ai sogni della giovinezza,

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tutti convergenti verso quegli anni leggendari, contenitori magici di tutto e nulla: i film di James Dean, le moto rombanti, le Cinquecento Fiat e le Giulie Super Alfa Horneo, i cantanti melodici, i concerti di Gianni Morandi, i discorsi di Almirante, l'omicidio di Kennedy e quello di Sharon Tate. Fatti che sembravano simboli universali, di un qualcosa che forse non c'era e non c'è, ma che si legava a un ribellismo difficile da dimenticare, perché legato al senso di un'esistenza che desiderava a più non posso essere diversa

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e libera. Dal profondo delle realtà metropolitane agli anni di piombo il passo è stato nulla più di un grande salto. Ciò che vi sta in mezzo è il racconto che ci offre Aurelio Picca. Un inno all'imprevedibilità della vita umana, sorretto in punta di penna da una profonda nostalgia.

Per l'occasione la mostra resterà aperta fino alle 24.