Associazione Giovanni Testori

News: Giancarlo Vitali. Time Out
pubblicata il 29-06-2017

Dal 5 luglio al 24 settembre 2017 si svolge a Palazzo Reale, Milano Giancarlo Vitali ? Time out una vasta antologica che presenta una rilettura critica di 70 anni di pittura: dalle prime opere degli anni Quaranta, apprezzate da Carrà, fino all?ultima e inedita produzione.
Accanto alle opere degli anni Ottanta e Novanta, esaltate da Giovanni Testori, un?ampia selezione di dipinti, di incisioni e di disegni inediti. Un grande progetto espositivo su più sedi che ha il suo cuore a Palazzo Reale con la prima grande antologica di un maestro del Novecento italiano, Giancarlo Vitali. Un pittore amato da Giovanni Testori

a seguire un estratto dell'articolo di Testori:
I fasti della pittura ? Il genio degli Ignoti: Giancarlo Vitali ?Corriere della Sera?, 22 agosto 1984

?Quel ramo?
Siamo, ecco, sulla riva di ?quel ramo?. Così possiamo chieder soccorso alla voce sgranata, epperò fermamente docente e rammentante, di Franco Parenti mentre, nella ?prova? degli ?sposi promessi?, insegna a pronunciarlo il ?quel? di ?quel ramo?, e così, piano, piano, disegna, di lui, il ramo, la colma calma, frastagliatissima sequenza; fino ad arrivare là, sul fondo; poco prima che curvi verso Piona; quanto a dire, a Bellano; borgo che, di fatti, uno dei personaggi della ?prova? pronuncia. Negare che questo avviene per rispetto alla storia della peste così come il gran Manzoni ebbe a raccontarcela, ma altresì per rispetto, affetto, ammirata attrazione e attrattissimo amore per la pittura-pittura di chi, in quel borgo, è nato, v?abita e lavora? Vitali Giancarlo, classe 1929; scritto così, come nei registri delle nascite. Sul nome, lecchesissimo, è planato una sorta di meticciato bergamasco; per via materna; almeno, mi credo: Ma, ciò che più conta, su e nel nome sta chiuso un rebus; o un?umile, araldica ?impresa?; rebus talmente chiaro che, forse, rebus non è più, bensì prova della forza di vita, della ?vitalità?, appunto; forza del ?nonostante tutto? e del ?malgrado tutto?, che ebbe a far da nerbo (e nervo) alla di lui non facile esistenza; anzi, difficilissima. Nacque, Vitali, figlio di pescatori; talmente che, ragazzo, mentre il ?bellanasco? calava giù a rinfrescar la calura agostana [?]. Già, il ?bellanasco?! sapete che sia in sé, e pel lago d?intorno a Bellano, tale vento? Da dove prenda il nome, dato che il borgo l?abbiam rammentato, è fin troppo facile scoprire; ma conoscerlo! E, poi, goderlo! Come capitò a noi, là, nello studio dell?ignoto genio, o servo servilissimo della dea pittura, mentre, con la stessa velocità con cui il padre aveva mostrato persici e agoni, sciorinava, davanti ai nostri occhi increduli, esaltati ed esterefatti, i fasti, ecco, sì, i fasti, d?una pittura sontuosa e trionfante di sughi, succhi, rapine cromatiche, carnali ascendente e debordante, sempre, di fiumi di rose, di peonie e di sangue; una pittura della quale, fin lì, non avevamo avuto notizia che tramite una fotografia. Può, una fotografia a colori, determinare tanta esigenza, e ansia, di conoscere l?autore dell?opera che vi è riprodotta? Non solo può; deve. A noi, e non solamente per quanto concerne la pittura moderna, è capitato più volte. Pensiamo, infatti, che la pittura, dai suoi fasti (insistiamo, a bella posta, su quest?unica e trionfante parola), chiami, comunque e sempre, in modi ora diretti, ora indiretti, quanti siano suoi veri adepti; adozione che sconfina, anzi, si getta e finisce in amore; o, per far rima come il pasticcio erotico-critico che essa si merita, adozione che finisce in passione. Poi, una volta dentro, tornar indietro! A meno che, per l?appunto, non si sia ?mappisti? o ?mappatori?! Ma, noi, della capacità di precostituire l?urbanistica dell?arte, non siamo minimamente dotati. Così restiamo all?adozione; e, ogni volta, finiamo nella passione. Le cautele ci si distruggono fra mano. Ma, ecco, i fasti della pittura-pittura trapassano la carta delle fotografie; la vincono e la schiacciano come folgori o schegge che, dal sole, o da chissà mai quali occhi terrestri e insieme celesti, svelano le inaudite verità che, proprio sulla carta, la riproduzione osava appena accennare. Riproduceva, quella fotografia, che una pura casualità ci permise d?aver per mano, un coniglio; morto; anzi, scuoiato; deposto, ecco su un lenzuolo, come una vittima; feto assassinato dall?inneggiatissima libertà abortista d?oggidì (il richiamo, sacrificale e insieme truce, fu immediato). La certezza che fosse pittura da toccare, d?amare, e da cui lasciarsi toccare, abbracciare, amare, ci afferrò subito. Restammo così incerti se passar sopra al piccolo, straziato cadavere le mani; ovvero deporvi un velo, come avremmo fatto sul corpo esanime d?un bambino. Ci dicemmo, subito, che bisognava vederlo, quel sacro lacerto, quel sacro, sanguinante brano di sacra, sanguinante pittura; e conoscerne, insieme, l?ignoto autore; e così cavarlo, in qualche modo, dal buio; dal silenzio; dal nulla. Ci inseguimmo, Vitali e io, come in un?inestricabile mosca-cieca. Finché l?inseguimento si risolse; tramite il figlio; pittore anch?esso; massimamente, anzi, disegnatore (e di quali sottili, snervati incanti già ebbi a dire e più dovrò dire e raccontare presto). Fummo, infine, lì; nel già citato studio; mentre scendeva, a rinfrescare l?estiva calura, lui, il ?bellanasco?. Chiedemmo, a Vitali, la gentilezza di mostrarci subito il coniglio; anzi, il sacro feto; il sacro, gemente (ancorché morto) brandello; ben più umano, che animale. Fummo accontentati. Allora, ciò che la fotografia ci aveva lasciato leggere e presagire, s?accese, gorgogliò, come se, estratta da frigidaire, la bestia fiorisse tutta del sangue che gli alti gradi avevan impietrito e raggelato. Sangue, sì; o, più che sangue, rubini; e, tra i rubini, le viole; soprattutto là dove la tumefazione della martoriata creatura aveva passato il limite; o dove più le mani assassine avevano infierito? Il testo aumentava e accelerava quanto, dalla fotografia, ci eravamo immaginati; anzi, lo glorificava. Ci riuscì impossibile abbreviar la sosta. Era dai tempi dei primi, diretti e drammatici incontri con gli animali squartati di Soutine che non avvertivamo più una così estrema vocazione della pittura a magnificare se stessa proprio nell?atto in cui si flagellava, in cui si introduceva, in cui affogava o annaspava nell?ematico pantano. Con questa differenza, però: che mentre, in Soutine, la flagellazione necessitava di far passare la realtà entro il cunicolo d?un accanimento deformativo, seppur poi neo-formativo, in Vitali, tale flagellazione, andava a coincidere, e a coincidere millimetralmente, tramite una sorta d?attonita e calmante forza obbiettiva, con le realtà stessa. Insomma, al coniglio di Vitali era abbisognato solo essere guardato e amato da lui, Vitali; solo era abbisognato di venir collocato dal pittore sull?altare dove, da sempre, vengono posti i martiri, i vinti, gli assassinati e i deietti, perché gli ori e le pietre della pittura, magnificando il piccolo corpo, magnificassero il loro trionfo; anzi, trionfalmente lo celebrassero. Dopo i conigli (scoprimmo, infatti, che si trattava di una serie), fu la volta d?altri animali squartati; o di loro, audaci, imminentissimi frammenti. Ne colava il sangue.